
Chi arriva oggi a Racalmuto vede colline coltivate e un paese tranquillo. Fino a pochi decenni fa vedeva un centro minerario: lo zolfo estratto qui, e in tutta l'area fra Agrigento e Caltanissetta, alimentava un pezzo dell'industria europea.
Il ciclo dello zolfo
Fra Ottocento e primo Novecento la Sicilia centrale era uno dei principali produttori mondiali di zolfo. Le miniere erano piccole, spesso a conduzione familiare, e il lavoro era durissimo: i minatori scendevano a mano e il minerale veniva portato in superficie dai carusi, ragazzini impiegati per il trasporto. È una pagina che la letteratura siciliana — Sciascia compreso — ha raccontato senza pietismi.
Il declino
Dopo la Seconda guerra mondiale la concorrenza dello zolfo estratto altrove, a costi molto minori, chiuse il ciclo. Le miniere hanno smesso una dopo l'altra, e la conseguenza è stata l'emigrazione: dagli anni Cinquanta interi paesi si sono svuotati verso il nord Italia, la Germania, il Belgio.
Cosa resta nel paesaggio
Restano ruderi di calcaroni e forni, cumuli di scarto ormai coperti dalla vegetazione, e i nomi delle contrade. Restano soprattutto nella memoria delle famiglie: quasi tutti, qui, hanno avuto un nonno o un bisnonno in zolfara.

Perché ne parliamo
Perché è il modo più onesto per raccontare questo posto. Racalmuto non è un borgo da cartolina: è un paese che ha lavorato, che ha perso il suo lavoro e che è rimasto in piedi. Chi viene qui con questa chiave capisce meglio anche i libri di Sciascia, il teatro dell'Ottocento e la festa di luglio.
Dormire in un paese vero
Due appartamenti nel centro storico di Racalmuto, fra le case dove si vive tutto l'anno.